Il vaccino negli adolescenti si è dimostrato sicuro ed efficace. Sono state segnalate reazioni lievi-moderate (arrossamento e dolore nel punto di iniezione, stanchezza, mal di testa, febbre, brividi). In alcuni studi sono stati segnalati casi di miocardite dopo vaccinazione, ma comunque di un numero nettamente inferiore ai casi attesi in età pediatrica (per cui nessuna correlazione scientifica) e tutti risolti con una terapia antinfiammatoria.
Non ci sono evidenze scientifiche che l’asma bronchiale sia un fattore di rischio per una infezione respiratoria più grave in età pediatrica, con la raccomandazione però di non sospendere le terapie di fondo a base di steroidi nei pazienti già in cura.
E’ del tutto normale che un bimbo in età prescolare possa fare fino a 6-8 infezioni respiratorie all’anno, specie nei mesi più freddi invernali/primaverili, e in particolare di alcuni distretti (faringe, tonsille, orecchio, trachea e laringe) ma talvolta anche bronchiali/polmonari. Questo dipende da una relativa verginità/immaturità del sistema immunitario abbinato all’esposizione a virus e batteri nei luoghi promiscui (asili, nidi, comunità, ecc.). Altro fattore di rischio importante è il fumo passivo.
Se il bimbo, tra una infezione respiratoria e un’altra, cresce bene, ha un normale sviluppo fisico e psichico, il pediatra non si allarma e rassicura la famiglia in quanto questa situazione è solo transitoria e passerà con la crescita. Se invece il bimbo presentasse infezioni profonde più frequenti (otiti, polmoniti) o episodi ripetuti di asma allora andrà indagato per un inquadramento diagnostico e terapeutico appropriato.
I laringospasmi, che tipicamente si manifestano con una tosse abbaiante o a foca , in genere non sono legati ad una allergia bensì ad una infiammazione laringea causata da una infezione virale. E’ più frequente nei primi anni di vita , specie nei bimbi della scuola materna, e nei cambi stagione e può essere accentuata dall’aria secca dovuta ai riscaldamenti casalinghi. Va indagata con approfondimenti diagnostici solo nei casi più gravi, diversamente migliora con il passare degli anni e si risolve entro i 4/6 anni di età
Gli accertamenti vanno programmati solo dopo aver analizzato attentamente la storia del paziente perché spesso sono condizioni che si risolvono con la crescita e comunque non prima di aver provato a ottenere il benessere clinico.
E’ un argomento tutt’ora dibattuto e non ancora chiaro. Una bronchiolite nel primo anno di vita, specie da virus respiratorio sinciziale, sembra rendere i polmoni più “fragili” per successive infezioni respiratorie. Probabilmente si tratta di situazioni di predisposizione individuale e familiare di cui la bronchiolite è solo la prima manifestazione di broncospasmi ricorrenti sostenuti da infezioni virali.
Dagli studi pubblicati l’utilizzo di questi farmaci non sembra influenzare l’altezza definitiva del soggetto in età adulta, così come non intacca lo sviluppo osseo o problemi pressori. Quindi il concetto è che ,pur valendo la regola del massimo risultato con minimo sforzo terapeutico, l’utilizzo cronico di questi farmaci nell’asma spesso evita l’utilizzo di molti più farmaci in acuto.
Se fino a qualche hanno fa sembrava poter esserci una relazione tra esposizione precoce ad animali domestici (in particolare cane e gatto) e possibilità di sviluppare asma, studi più recenti sembrano invece mostrare il contrario ovvero più precoce è l’esposizione, minore è il rischio di sviluppare allergie. Diverso il discorso invece per chi riceve una diagnosi di rinite o asma e i test diagnostici rilevano una allergia al pelo degli animai (più frequentemente cane,gatto e cavallo); in questo caso và sicuramente ridotto al minimo l’esposizione, specie se questa ha già causato sintomi importanti, soprattutto negli spazi vissuti maggiormente dal bambino (la sua camera da letto).
Le allergie più frequenti in età pediatrica sono alle proteine del latte vaccino e uova nel primo anno di vita, a seguire glutine, pesce e frutta a guscio. Per quanto riguarda latte e uovo, una volta sospettate in base alla storia clinica e confermate dai test allergici (prick e rast) , viene fatta una dieta priva dell’alimento.
L’iter diagnostico terapeutico si conclude quindi con il test di scatenamento in ambiente protetto, ovvero monitorando la crescita del bimbo e i test allergici, si reintroduce l’alimento, a distanza di mesi/1anno, in ambiente ospedaliero, in modo da contrastare eventuali reazioni avverse. La notizia positiva è che nella stragrande maggioranza dei casi, latte e uovo vengono tollerati entro i 3-5 anni di vita.
Diverso il discorso del pesce e della frutta a guscio, specie se il bimbo ha presentato anafilassi. In questo caso l’iter è più complesso e prevede, oltre la dieta di esclusione, dei test allergici più approfonditi e specialistici , così come l’eventuale test di reintroduzione và eseguito solo in centri pediatrici di 3° livello con maggior esperienza di questi casi, provando quella che si chiama “desensibilizzazione orale”.
Questo è un argomento quanto mai attuale e dibattuto. Indubbiamente la precoce esposizione la l’utilizzo eccessivo potrebbero causare disturbi sulla sfera comportamentale, disturbi del sonno e della vista pertanto bisognerebbe porre dei limiti al loro utilizzo trovando modi alternativi per intrattenerli o calmarli, o piuttosto far parte dell’esperienza digitale del proprio figlio in modo che diventi più educativa. Ovvio che siamo noi genitori a dover dare l’esempio per primi perché i figli sono dei grandi “imitatori”. Recentemente la nostra Società Italiana di Pediatria ha emanato delle raccomandazioni sul tempo di utilizzo dei dispositivi elettronici: